giovedì 5 maggio 2016

Adriano,un'imperatore deposto da troppo tempo

E' di oggi la notizia del ritorno in campo dell'ormai ex imperatore Adriano,che ha fatto la sua ricomparsa nella lega semi professionistica Npsl con la maglia del Miami United di cui è uno dei soci;la vera notizia è però che questa potrebbe essere stata anche la sua ultima partita con questa formazione,dato che dopo aver perso per 5-0 il giocatore ha litigato con la dirigenza ed ha preso armi e bagagli tornandosene in Brasile.
E' questa l'ultimo colpo di testa di un giocatore che aveva avuto in dono dal cielo tutto per sfondare ad alti livelli ma che ha dissipato il suo talento per via di un carattere difficile,la frequentazione di brutte compagnie ed il disprezzo per le regole del comune vivere;più e più volte è stato al centro di polemiche ed episodi dubbi che lo hanno visto alla guida in stato di ebbrezza,in possesso di armi da fuoco ed organizzatore di festini a base di alcool ed altre sostanze.
La sua carriera al top è durata davvero troppo poco rispetto al talento che aveva:forza fisica,tecnica ed un sinistro dirompente facevano di lui un grande prospetto per un futuro che non è mai diventato presente;tante squadre e troppe popportunità gli sono state date per rimettersi in riga,ma lui ogni volta ci è ricascato come sovente capita achi dice di voler cambiare vita ma in realtà lo fa soltanto a parole e non nei fatti.
La vita da calciatore oramai se l'è giocata,ma sarebbe importante che si mettesse a posto con la testa per quella vera di vita,perchè purtoppo sappiamo che in molti casi vicende come la sua passano dal folklore alla tragedia nello spazio di un amen..speriamo non sia  cosi anche per lui

5 maggio 2002

Ci sono immagini che restano nella memoria,che rimandano a fatti e momenti ben precisi della propria vita...beh per i tifosi juventini ed interisti che hanno vissuto il 5 maggio su sponde e con emozioni totalmente diverse sarà impossibile dimenticare le lacrime di Ronaldo,la gioia di Del Piero dopo il goal,lo sguardo pietrificato di Moratti all'Olimpico,lo sfogo di gioia di Conte al fischio finale ad Udine...
Tutto questo e molto di più è stato il 5 maggio,data simbolo di gioia sfrenata in casa bianconera ed invece di amarezza infinita in quella interista;un'intera stagione decisa in 90 minuti,con anche la presenza della Roma terza incomoda tra le due duellanti che poteva approfittare di una serie di eventi concatenati per gioire ella stessa.
Le due formazioni si presentavano al giorno decisivo con 1 solo punto di distacco ma con tutte le circostanze a favore dei nerazzurri che potevano contare sull'appoggio dell'intero stadio Olimpico dato che le due tifoserie erano gemellate e che i laziali temevano che potesse spuntarla la Roma;inoltre ai biancazzurri mancavano molti titolari per cui nulla faceva presagire quello che sarebbe poi accaduto.
A cinque giornate dalla fine il titolo pareva oramai in mano agli uomini di Cuper,ma un'inopinata sconfitta interna con l'Atalanta ed il contemporaneo successo esterno della Juve a Piacenza con rete di Nedved a cinque minuti dalla fine lanciano la più clamorosa delle rimonte scudetto,con i bianconeri che da li in poi saranno inarrestabili.
Impegnata ad Udine,la Juve mette subito in cassaforte il risultato con goals del capocannoniere David Trezeguet e di Alex Del Piero ma ora tocca attendere notizie di quello che accade a Roma;all'Olimpico l'inter era andata in vantaggio anch'essa quasi subito,salvo venire ripresa dai laziali ed andare nuovamente avanti prima di essere ancora raggiunta allo scoccare dell'intervallo:quello che poi accadde in quei quindici minuti di pausa è un mistero che  nessuno ha mai saputo spiegare.
Al rientro in campo gli interisti paiono moli sulle gambe e confusi nella testa,lasciando ai biancazzurri fischiasti dal proprio pubbllico il pallino del gioco;a metà ripresa accade l'impensabile,una voce squarcia l'attesa di milioni di tifosi che seguono alla vecchia maniera alla radio la diretta del campionato:"clamoroso all'Olimpico,Lazio in vantaggio"!!!!!All'udire di quelle parole una buona parte d'Italia si spacca in due:da un lato il giubilo degli juventini,dall'altro il crollo degli interisti.
Prima del termine dell'incontro arriverà anche il quarto goasl biancoceleste a sancire la disfatta del biscione,ma oramai che deve festeggiare è già in strada ed incrocia chi mestamente sta tornando a casa soffocando un'urlo di gioia che non potrà mai liberare...

mercoledì 4 maggio 2016

Real-Atletico due anni dopo

Si ritroveranno di fronte una all'altra esattamente due anni dopo la finale di Lisbona,primo caso nella storia della Champions League di due squadre della stessa città in finale;Real -Atletico doveva essere e Real-Atletico sarà per una sfida che odora di vendetta da parte dei colchoneros dopo la conclusione del Da Luz.
Certamente entrambe sono arrivate all'atto conclusivo senza brillare,ma da parte sua l'Atletico ha una straordinaria ferocia agonistica che fa a pugni con il calcio in punta di piedi giocato da Cristiano Ronaldo e soci;bisogna obiettivamente dire che a livello tecnico i blancos sono superiori,ma molte volte in una partita secca conta molto altro rispetto a questo.
Ls finale di due anni fa stava per premiare il calcio grinta e cuore di Simeone,e soltanto un goal all'ultimo minuto di Sergio Ramos mandò la partita ai supplementari dove trionfò la freschezza atletica degli uomini di Ancelotti;forse in questa stagione la maturità di Griezmann ed un ritrovato Torres possono far pendere la bilancia dalla parte dei biancorossi contro una casa blanca apparsa molto dimessa in semifinale.
Su quale sarà l'esito dell'atto conclusivo molto dipenderà dalla condizione di Cristiano Ronaldo che ha saltato il match di Manchester ed è sceso in campo al Bernabeunon certo nelle migliori condizioni fisiche;con lui in gran spolvero le carte in tavola cambiano,ed in più bisogna considerare la maggior esperienza ad alti livelli della rosa di Zidane rispetto a quella di Simeone.
Curiosità finale il fatto che si giocherà a Milano con in panchina due allenatori che sono stati protagonisti del nostro campionato con le maglie di Juventus ed Inter:un pò d'Italia aconsolarci per l'ennesima stagione vissuta purtroppo da spettatori.

Omar Sivori

El Cabezon,questo era il soprannome di Enrique Omar Sivori primo pibe de oro della storia calcistica:nato da una famiglia di origini italiane,inizia la sua carriera nelle file del River Plate con compagni come Loustau e Labruna,due che avevano fatto parte della famos"maquina del goal" degli anni 40'.
L'apelido come viene definito in Argentina il soprannome,gli venne dato per via della folta capigliatura nera che portava ma poteva anche riferirsi al carattere focoso che Sivori evidenziò fin da giovanissimo;divenuto titolare dei Millonarios,disputò col club rojoblanco 4 stagioni e vinse una Copa America con l'albiceleste prima di spiccare il volo verso l'Europa e la Juventus.Quella vittoria nel torneo continetale rimarrà celebre soprattutto per la definizione di"angeli dalla faccia sporca"che venne dato a Sivori,Angelillo e Maschio giocatori che poi si ritroveranno su sponde opposte in Serie A.
In Italia Sivori formerà con Boniperti e Charles un'altro famoso trio che porterà la Juve a vincere tre campionati e due Coppa Italia ma non a primeggiare in Europa come era nei desideri di casa Agnelli;a primeggiare ci riuscirà El Cabezon da solo quando,ottenuta la qualifica di oriundo,vincerà il pallone d'oro nel 1961.
L'anno successivo è quello della Coppa del Mondo cilena,ma per l'Italia dei naturalizzati Altafini e Sivori sarà una disfatta che porterà tra l'altro a chiudere loro le porte della selezione azzurra;la carriera internazionale del mancino che fece innamorare Gianni Agnelli si chiuderà dunque qui,senza avere più la possibilità di vestire nemmeno la casacca dell'albiceleste.
Nel 65' a causa dei rapporti tesi con Heriberto Herrera lascia anche la Juve per approdare da re al Napoli dove spenderà gli ultimi scampoli di calcio giocato prima di rientrare in patria per intraprendere una carriera di allenatore che durerà una decina d'anni,con il grande rimpianto di un carattere che forse a volte è stato più un male che un bene.

Il Chelsea all'italiana di Conte

Tra poco più di un mese il via all'avventura europea,poi terminato il torneo francese anima e cuore di Antonio Conte saranno rivolti esclusivamente alla nuova stagione che lo vedrà alla guida dei londinesi del Chelsea di Roman Abramovich:sfida affascinante ed impegnativa al tempo stesso,ma come ben sappiamo il tecnico salentino non è uno che si tira indietro.
Sarà un Chelsea all'italiana?Non ci riferiamo chiaramente al modo di giocare tipicamente nostrano fatto di difesa ermetica e contropiede,ma al fatto che sulla lista che Conte ha consegnato ai dirigenti dei Blues figurino parecchi nomi di giocatori attualmenti impegnati in Serie A:i nomi caldi al momento sono quelli del croato dell'Inter Perisic,del difensore della Juventus Bonucci,del centrocampista belga della Roma Nainggollan e dell'altro giallorosso Pjanic.
Oltre a questi nomi si possono aggiungere anche quelli di Vidal ex Juve attualmente al Bayern Monaco e di Darmian che milita nel Manchester United:come vediamo tanti giocatori che militano o hanno militato nel campionato italiano,conosciuti dal tecnico che evidentemente vuole facilitare la creazione di un gruppo e facilitare anche la vita a se stesso nel crearlo questo gruppo.Perchè Conte abbia possibilità di successo saranno fondamentali abnegazione e disciplina da parte dei suoi giocatori,ed il fatto che molti di essi ne conoscano il carattere e le caratteristiche tecniche sicuramente potranno facilitare l'avvio di questo progetto che dovrà per forza essere vincente,perchè si sa che ad Abramovich non piace spendere e perdere...

Ricordo del Grande Torino

Ricorre oggi 4 maggio il sessantasettesimo anniversario della tragedia di Superga in cui perirono 31 persone,fra cui in pratica quasi tutti i componenti del Grande Torino,una delle squadre più forte di tutti i tempi che ha senato un periodo indelebile nella storia dello sport italiano.
La forrmazione granata era reduce da un'amichevole disputata a Lisbona contro il Benfica per rendere omaggio al capitano delle aquile lusitane e della nazionale portoghese Francisco Ferreira;la comitiva era partita da Milano qualche giorno prima e stava facendo rientro in patria dove restavano da disputare 5 giornate di campionato prima che venisse assegnato l'ennesimo titolo al Torino,il quinto consecutivo.
L'aereo che riportava a casa la squadra granata ed i giornalisti al suo seguito era finito fuori rotta e si schiantò contro il muro del giardino della basilica di Superga che in quel momento era avvolta da una fitta
nebbia;l'impatto fu devastante e tutti gli occupanti perirono all'istante senza alcuna possibilità di scampo.
La tragedia suscitò grande commozione sulla stampa mondiale oltre che naturalmente in Italia:se ne andava cosi una delle più forti formazioni che il calcio italiano e mondiale abbiano mai conosciuto,colonna portante della nazionale italiana che l'anno successivo si recò in Brasile con un viaggio navale di tre settimane tanto devastante fu l'impatto a livello umano suscitato da quel tragico evento.
Nelle restanti giornate di campionato il Torino schierò la formazione giovanile e cosi fecero le squadre avversarie,il che portò la federazione ad assegnare ai granata lo scudetto a tavolino;di quella immensa formazione facevano parte tra gli altri Valentino Mazzola,il capitano,Bacigalupo,Ossola,Gabetto,Menti,Grezar,i fratelli Ballarin,Loik e tanti altri eroi del Filadelfia che rimase inviolato per molti anni,facendo da palcoscenico alle recite di questa fantastica squadra.

martedì 3 maggio 2016

Olanda,una crisi che parte da lontano

Quelli che inizieranno tra circa 40 giorni in Francia sono Campionati Europei che non vedranno al via l'Olanda,clamorosamente eliminata nelle qualificazioni e dunque relegata al ruolo di spettatrice;fa molta tristezza per chi ama il vvcalcio non vedere all'opera i tulipani,ma già in passato il calcio orange ha alternato momenti di gloria a periodi di vacche magre.
Al termine del lungo ciclo del Calcio Totale degli anni 70',il movimento non fu subito pronto a produrre quei ricambi necessari per rimanere al vertice, e per tutta la prima metà della decade successiva il calcio nederlandese soffri nel confronto con le altre scuole europee;fu solamente con la fioritura di talenti quali Van Baste,Gullit,Rijkaard,Koeman e coampagnia che il paese dei tulipani riusci a risollevarsi,e soprattutto con l'avvento alla guida dell 'Ajax di Johan Cruijff che riportò in auge il concetto di calcio =spettacolo,quindi con il preciso intendimento di dare spazio al talento.
Nel 2010 la selezione allenata da Van Maarwijck giunse alla finale della Coppa del Mondo sudafricana senza mai incantare e per certi versi tradendo quello che da 40 anni è lo spirito del calcio olandese,puntando sualla forza fisica a discapito della tecnica;questo era dovuto ad un convincimento dell'allenatore ed anche ad una qualità che iniziava a scarseggiare.
Non è un caso se i migliori momenti vissuti dagli arancioni sono coincisi con lo sbocciare di talenti di  scuola Ajax,e da quando ciò non avviene più anche il movimento tutto ne ha risentito;dopo la sentenza Bosman anche i lancieri come altre squadre hanno un pò trascurato il florido vivaio locale per cercare talenti in mezzo mondo,e questo alla lunga ha provocato danni sia alla squadra di Amsterdam sia alla nazionale se consideriamo che da sempre essa è la maggior fornitrice di giocatori.
L'unico modo per tornare in auge da parte degli arancioni è dunque quello di ricongiungersi con la propria tradizione,dando spazio ai giovani e proponendo un calcio d'attacco che dia soddisfazione ai suoi interpreti stessi.