martedì 3 maggio 2016

Ferenc Puskas

Pochi calciatori nella storia hanno visto la propria carriera spezzata nettamente in due tronconi come Ferenc Puskas:prima stella assoluta e trascinatore della Honved e della Grande Ungheria e poi parte di un firmamento celeste nel Real Madrid con cui dominò l'Europa nella seconda metà degli anni 50'
Cresciuto nelle giovanile del Kispest,al termine della seconda guerra mondiale il suo club fu assoggettato all'esercito ungherese sotto il nome di Honved e li confluirono i migliori atleti del paese per formare uno squadrone che vinse 5 campionati e diede spettacolo anche in Europa prima dello scoppio dei moti d'Ungheria in cui si disse che  il colonnello fosse morto;in realtà in quei giorni la squadra stava aspettando il visto per recarsi all'estero per una tourneè dalla quale poi i migliori elementi non sarebbero più rientrati in patria,
Puskas venne squalificato per due anni come tutti i suoi compagni di squadra ed in quel periodo molte formazioni lo contattarono per ingaggiarlo,ma alla fine prevalse il Real Madrid si disse anche per pressioni politiche operate dal regime franchista;fatto sta che il buon Ferenc fece il suo esordio con la camiseta blanca durante un'amichevole in Argentina prima del debutto europeo nel torneo di Cadice in cui incantò la platea dimostrando che i due anni di stop non avevano intaccato la sua classe.
Alla casa blanca passerà gli ultimi otto anni di carriera conquistando per 4 volte il titolo di capocannoniere e formando con Alfredo Di Stefano una delle più forti coppie d'attacco di sempre;nonostante abbia oramai passato la trentina risulterà decisivo nelle Coppe dei Campioni vinte dagli uomini di Santiago Bernabeu in anni in cui invece la Liga è appannaggio del Barcellona di Helenio Herrera che schiera in campo molti suoi ex compagni alla Honved e nell'Ungheria.
Proprio quello della nazionale forse è rimasto sempre il suo grande rimpianto:vinto l'oro olimpico a Helsinki 52' e sbalordito il mondo dando lezioni di calcio all'Inghilterra sia a Wembley che a Budapest,la nazionale magiara si presenta come grande favorita alla Coppa del Mondo svizzera del 54' ed in effetti tiene fede al pronostico presentandosi in finale dove affronta la Germania Ovest già battuta sonoramente nei preliminari,ma qui accade l'imprevedibile coi tedeschi che alla fine prevalgono per 3-2 dando adito a sospetti di doping non ancora fugati dopo sessant'anni.
Puskas terminerà la propria carriera al Real avendo vinto tutto e di più a quasi quarant'anni,per poi dedicarsi a diverse esperienze in panchina;negli ultimi anni di vita sarà vittima dell'alzheimer,ma rimarrà sempre nella memoria lui e la sua Grande Ungheria.

Udo Lattek

Il primo allenatore a vincere tutte e tre le competizioni europee per clubs è stato lui,Udo Lattek tecnico che ha guidato il Bayern di Beckenbauer al primo successo in Coppa dei Campioni nel 1974;dopo di allora ha vinto anche la Coppa Uefa col Borussia Moenchengladbach nel 79' e la Coppa delle Coppe col Barcellona nel 82' oltre ad una seconda coppa dalle grandi orecchie sempre alla fguida dei bavares.
Grande studioso del calcio in tutti i suoi aspetti e le sue implicazioni,aveva giocato da attaccante prima e da centrocampista poi senza militare mai in formazioni di prestigio a parte il Bayer Leverkusen;ritiratosi era entrato nello staff dell Germania Ovest guidato da Helnut Schon come responsabile delle formazioni giovanili prima di venire ingaggiato dal Bayern per farlo grande.
Oltre agli allori internazionali nel suo ricchissimo palmares figurano anche sette Bundesliga e varie coppe nazionali che fanno di lui uno dei più grandi allenatori di tutti i tempi;fra i giocatori da lui allenati ricordiamo Rummenigge,Beckenbauer,Muller,Heynckes,Maradona e tanti altri.Dopo l'esperienza in terra catalana tornò ancora a Monaco per rivincere il Meisterschale con in campo Lothar Matthaus fallendo però questa volta l'obiettivo Europa.
Stanco del campo e dello stress che procura accettò di andare al Colonia come direttore sportivo prima di ritirarsi definitivamente e dedicarsi alla professione di giornalista,sempre arguto e pungente quando si trattava di mettere a nudo le mancanze dei suoi ex colleghi ma anche pronto a nuovere critiche costruttive da intenditore del calcio qual'era.

Il mestiere dell'arbitro

E' di oggi la denuncia da parte del presidente Nicchi  di quanti arbitri italiani vengono picchiati ogni anno:650 un numero esorbitante ed ovviamente non ci riferiamo al calcio professionistico,ma alla galassia dilettanti dove spesso giovani alle prime esperienze o anche direttori di gara maturi vengono lasciati a se stessi senza nemmeno le forze dell'ordine a dar loro man forte.
Questo è un problema certamente non nuovo ma che è sempre stato sottovalutato facendo dell'arbitro un bersaglio su cui sfogare la propria rabbia e frustrazione per un risultato avverso alla propria squadra;è purtroppo lontana anni luce dalla nostra mentalità l'ironia tipicamente britannica con cui la vengono accolte anche le decisioni più controverse.
C'è da dire che oltre al malcostume e alla cultura sportiva che manca,ad andare contro agli arbitri è un regolamento che si è fatto via via sempre più confuso e contorto:falli di mano volontari o no,fuorigioco attivo e passivo, tempi di recupero accordati per sostituzioni e quant'altro che allungano a dismisura le partite...insomma chi fa i regolamenti di certo non aiuta i direttori di gara nell'andare incontro allo spirito del gioco.
Entro due anni ci doovrebbe essere l'introduzione del supporto tecnologico per giudicare alcuni episodi delle partite,ma forse anzichè dirimere controversie annose le ingarbuglierà ancora di più anche perchè non è ancora chiaro con che dinamiche si usufruirà di tale aiuto;la realtà è che tutti si dovrebbe vivere con uno spirito più sano il calcio che in fondo rimane un gioco pur essendo stato trasformato in un intrattenimento milionario e soprattutto a livello giovanile e dilettantistico la partita dovrebbe essere un momento di aggregazione e non invece causa di sfoghi delinquenziali.

Leicester,favola a lieto fine

Si è conclusa come forse tutti o quasi si auguravano che finisse:il Leicester si è laureato campione d'Inghilterra per la prima volta nella sua storia al termine di una cavalcata che ha dell'incredibile e che ha lasciato a bocca apertta tutta l'Europa pallonara.
Una squadra che nella passata stagione si è salvata all'ultima giornata utile,d'improvviso si è trasformata in un equipe in grado di tenere testa agli squadroni multi milionari della Premier League,e sfruttando un'occasione che capita una volta nella vita ha fatto suo il tiotlo approfittando della debacle del Chelsea campione in carica,del Manchester United confusionario di Van Gaal,dell'Arsenal perennemente immaturo di Wenger e delle distrazioni europee del City di Pellegrini.
Molti gli artefici di questa dtraordinaria impresa,ma su tutti spicca Claudio Ranieri che dopo un'intera carriera in panchina spesa a guidare anche formazioni di prestigio senza ottenere mai successi importanti,è riuscito alla soglia dei 65 anni a compattare in maniera straordinaria questi ragazzi rendendoli un gruppo capace con l'abnegazione ed il sacrificio di superare i loro limiti tecnici.
Molti naturalmente i protagonisti in campo,da Kasper Schmeichel che ricalca le orme paterne a Drinkwater mediano tuttofare,dall'inventivo Mahrez passato dalle serie inferiori del campionato francese ad oggetto del desiderio dei grandi clubs al bomber Jamie Vardy che solo pochi anni fa giocava nelle serie dilettantistiche.
Adesso è il momento dei festeggiamenti giusti e doverosi prima del meritato riposo per un'impresa che rimarrà per sempre nella storia del calcio mondiale,un pò come la vittoria del Verona nel 85' in Italia,poi si penserà a come affrontare l'avventura in Champions League della prossima stagione:il mister ha già declinato l'offerta di guidare la nazionale italiana per rimanere con i suoi ragazzi,vedremo se faranno altrettanto i giocatori di fronte alle offerte sontuose che sicuramente riceveranno.
Resta comunque davvero il sapore della favola per questa vittoria che in qualche modo riconcilia con il calcio vero e  fatto di valori autentici in un'epoca drogata dai super ingaggi e dai business man di ogni parte del globo che guardano al calcio soltanto come ad un'affare e non ad uno sport.

lunedì 2 maggio 2016

Giacinto Facchetti

E' stato uno dei primi interpreti moderni del ruolo di terzino,forse spinto dai suoi esordi giovanili come attaccante:Giacinto Facchetti nasce come punta nella squadra della sua città Treviglio,la dove viene scoperto da Helenio Herrera che lo porta all'Inter e lo trasforma in laterale difensivo con il vizio del goal.
In maglia nerazzurra Facchetti trascorre l'intera carriera professionistica,dedicandosi anima e corpo alla causa della beneamata con cui conquisterà 4 scudetti oltre a due Coppe dei Campioni e due Intercontinentali;notevole il suo bottino di goals frutto come dicevamo delle abilità sviluppate da giovane nel ruolo di punta e di una capacità non comune nel scegliere i tempi di inserimento in area di rigore.
Assieme a Mazzola,Corso,Suarez forma la spina dorsale dell'Inter di Helenio Herrera che fa della tenuta difensiva al limite del catenaccio la sua arma peculiare,ma più di loro esprime leadership sul gruppo tanto da diventare il capitano per antonomasia negli ani sessanta e settanta.
Altrettanto grande è la sua parabola in maglia azzurra dove collezziona 94 presenze nell'arco di quasi tre lustri,diventando capitanonel 1966 e mantenendo tale ruolo fino al suo ritiro avvenuto nel 1978 alla soglia della Coppa del Mondo di Argentina 78';con l'Italia disputa vincendolo l'europeo casalingo del 68' e tre edizioni iridate compresa quella del 70' in Messico resa storica dalla"partita del secolo"tra Italia e Germania Ovest.
Chiusa la carriera agonistica rimane legato al calcio divenendo vice presidente dell'Atalanta nel 1980 prima di ritornare alla casa madre interista durante gli anni di proprietà Moratti,prima nel ruolo di direttore generale e di direttore sportivo ed in seguito in quello di presidente.

Hugo Meisl

Hugo Meisl viene ricordato nella storia del calcio per essere stato il commissario tecnico della favolosa nazionale austriaca degli anni 30'quella che è passata algli annali come "Wunderteam";dell'Austria Meisl fu anche giocatore e capitano prima di intraprendere la carriera di arbitro(a quei tempi si poteva)e di diventare poi selezionatore,incaricvo che mantenne dal 1914 al 1937 anno della sua scomparsa.
Grande conoscitore del calcio,viaggio molto in tutta Europa per aggiornarsi e carpire quanto più possibile del lavoro degli altri paesi per poi elaborarlo nella sua nazionale;nel 1927 fu anche tra i promotori della nascita della Coppa dell'Europa centrale,una sorta di Coppa dei Campioni ante guerra che i clubs austriaci dominarono per un lungo periodo.
Anche se nella Coppa del Mondo italiana del 1934 la sua nazionale si arrese in semifinale proprio agli azzurri per 1-0,molti la considerarono come la formazione più forte ed in grado di esprimere il calcio migliore;stessa sorte tocco due anni più tardi nell'Olimpiade di Berlino quando,questa volta in finale,furono ancora gli azzurri ad infrangere i sogni di grandezza di Meisl e della sua nazionale.Nel 1938 Meisl non c'era più e con lui se ne era andatao anche il Wunderteam fagocitato dalla follia nazista e quindi impossibilitato a prendere parte alla Coppa del Mondo del 38';come altre grandi squadre della storia anche quell'Austria non vinse tornei importanti,ma guidata da Meisl segnò una pagina fondamentale nella storia del football.

Napoli-Sarri ancora insieme

Arriva per bocca di De Laurentiis dopo mesi di assordante silenzio,la conferma che Maurizio Sarri sarà anche l'anno prossimo l'allenatore del Napoli:viene cosi messo fne alla ridda di voci che volevano il proprietario del club partenopeo più adirato per lo scudetto perso che non felice per l'ottima stagione disputata.
Sappiamo come nel recente pasaato il patron del Napoli sia stato incline a scaricare allenatori che secondo il suo parere non avevano ottenuto i risultati  dovuti oppure non si conformavano alle direttive impartite dall'alto;si è temuto che anche a Sarri sarebbe toccata la stessa sorte visto che almeno pubblicamente negli ultimi tempi è venuto a mancare l'appoggio esplicito della società.
Confermato che il tecnico toscano sarà al timone anche l'anno venturo,resta da vedere su quali basi verrà fatto il ragionamento riguardo al futuro della squadra,visto che già a gennaio Sarri aveva chiesto di allargare la rosa se si voleva competere fino in fondo sia in campionato che in Europa League rimanendo però inascoltato.
Si sa che la politica societaria del Napoli tende a contenere gli ingaggi e di conseguenza è difficile riuscire a portare sotto al Vesuvio giocatori di livello capaci di innalzare il tasso tecnico della squadra e di togliere quindi un pò di pressione dalla spalle di Higuain che certamente non ripeterà la fantasmagorica stagione in corso.
Già Higuain...croce e delizia dei tifosi,punto chiave della stagione positiva disputata e uomo immagine dei partenopei rimarrà ancora in maglkia azzurra?In molti se lo chiedono,e non è certo una novità che sia sulla lista di spesa della maggior parte dei grandi clubs europei...proprio attraverso la sua conferma o meno passeranno tante delle ambizioni di De Laurentiis,perchè una grande soietà che voglia diventare una squadra vincente non può prescindere dal suo uomo faro.