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venerdì 10 giugno 2016

Ottmar Hitzfeld

Se da giocatore aveva svolto la maggior parte della sua carriera in terra elvetica giocando nel ruolo di attaccante in diversi clubs della confederazione, sempre dalla terra di Guglielmo Tell parte l'avventura in panchina che lo porterà sul tetto d'Europa e del mondo alla guida delle due compagini più forti di Germania,ovvero Bayern Monaco e Borussia Dortmund:Ottmar Hitzfeld ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie prima che gli venisse data l'opportunità di dimostrare in patria tutte le sue capacità di tecnico moderno e preparato.
Nato a Lorrach,la stessa città che ha dato i natali a Lothar Matthaus,dopo gli esordi a Zugo guida l'Aarau ed anche il Grasshoppers in anni in cui la compagine zurighese domina la scena nazionale facendo incetta di titoli,biglietto da visita che fa scattare l'interesse dei gialloneri di Dortmund che vogliono aprire un ciclo con lui in panchina:mai scelta fu più azzeccata dato che dal suo arrivo la storia del Borussia cambia per sempre con la conquista prima della Bundesliga e poi della Champions League battendo la Juventus campione in carica  all'Olympiastadion di Monaco di Baviera
Come quasi sempre accade in Germania quando c'è un'avversario troppo forte il Bayern risolve il problema ingaggiandone gli elementi migliori,in questo caso l'allenatore dato che Hitzfeld passa sulla panchina dei bavaresi continuando a vincer in patria ed anche all'estero visto che riporta il Bayern in paradiso con la Champions 2001 attesa in Baviera da 25 lunghissimi anni.
Allenatore pratico e senza inutili fronzoli,imposta le sue formazioni sul 3-5-2 modulo che va di moda in Germania dalla vittoria mondiale della nazionale ad Italia 90';dopo gli anni vittoriosi con il club di Beckenbauer decide di staccare con il calcio,ritornando sui suoi passi soltanto per guidare la Svizzera,terra che gli ha dato tanto soprattutto in termini di visibilità,cosa che in patria prima di diventare un vincente non aveva.

martedì 7 giugno 2016

Artur Jorge

La sua carriera è partita in modo fulmineo e lasciava presagire molto di più di quanto poi ha reso:Artur Jorge rimane nell'immaginario collettivo come il tecnico che per primo ha portato i dragoni di Oporto sul tetto d'Europa,dopo aver disputato e perso la finale di Coppa delle Coppe 84',ben prima dell'avvento di tale Mourinho Jose da Setubal;era la stagione 86'/87' ed anche allora come nel seondo trionfo targato Mourinho i portisti giunsero all'atto finale tra lasorpresa generale,ma seppero cogliere l'occasione.
Quella vittoria giunta dopo i capionati lusitani messi in bacheca proiettò Jorge all'apice del successo,ed a lui si interessò Jean Luc Lagardere che lo ricopri d'oro pur di portarlo al suo Racing Matra desideroso di scalare le vette francesi e continentali:purtroppo le cose non andarono come previsto e la scarsa pazienza del patron fece si che tutto si chiuse in un biennio.
Da allora Artur Jorge non ha mai avuto veramente la possibilità di tornare a competere ad alti livelli,anche se ha allenato nuovamente il Porto e poi Benfica e Paris Saint Germain senza però riuscire a ripetere quella fantastica impresa;nel suo curriculum annoveriamo anche la nazionale lusitana oltre a quella elvetica e numerose esperienze in giro per il mondo tra golfo persico,Russia Olanda ed Africa.
Nato nella città dei dragoes in gioventù era stato un buon calciatore che aveva vestito le maglie sia del Porto che del Benfica prima di approdare anch'egli nella Nasl:forse per lui il rammarico più grande è quello di aver accettato subito il Racing piuttosto che continuare con la sua creatura a livello nazionale ed internazionale vincendo altri titoli

domenica 5 giugno 2016

Gustav Sebes

Circa vent'anni prima della Grande Olanda di Michels e Cruijff un'altra squadra aveva stupito il mondo per il suo calcio innovativo e per certi versi rivoluzionario:era l'Ungheria e a guidarla dalla panchina c'era Gustav Sebes.
Giocatore di non eccelse qualità svolse la sua attività agonistica tra la madrepatria e la Francia,vincendo due titoli nazionali con l'Ujpest Dosza e vestendo in un'unica occasione la casacca rossa dei magiari;ritiratosi inizia il percorso che lo porterà ad essere ricordato come il mentore di Puskas e compagni.
Le sue tappe per arrivare alla nazionale sono appunto l'Ujpest,il Ferencvaros e la Honved da cui attingerà a piene mani per formare l'ossatura di quella che viene ricordata come la"squadra d'oro";tralasciando gli innumerevoli allori colti in patria con i clubs,la sua vera opera d'arte fu la vittoria per 6-3 in quel di Wembley il 25 novembre 1953,data che ancor oggi viene ricordata infaustamente dai maestri inglesi.
In quell'occasione l'Ungheria,reduce dalla medaglia d'oro olimpica ad Helsinki ridicolizzò letteralmente la supposta superiorità che gli inglesi andavano vantando;circa un'anno dopo la vittoria fu replicata in quel di Budapest con un risultato quasi identico.L'Europa ed il mondo erano basiti di fronte a tanta superiorità,frutto di formidabili fuoriclasse inquadrati in un sistema detto MM,che prevedeva l'arretramento di centravanti ed ali e l'avanzamento delle mezzeali.
Forte di questi risultati il team magiaro si presentò in Svizzera per la Coppa del Mondo 54' da favorito e sbaragliò la concorrenza,salvo poi cedere in finale contro la Germania Ovest dopo essere andato in vantaggio per 2-0:da tutti venne definito levento come"il miracolo di Berna",ma molti intravvidero l'ombra del doping sui tedeschi.
I bei giorni erano però quasi giunti al termine:la rivoluzione d'Ungheria spazzò via quella favolosa nazionale ed a nulla valsero i tentativi di Sebes di convincere Puskas e compagni a tornare in patria:si chiudeva dunque un'epoca anche per Sebes,dimenticato dagli albi d'oro ma non dalla storia.

sabato 4 giugno 2016

Helmut Schoen

Fu colui che guidò il kaiser alla conquista della Coppa del Mondo casalinga del 1974 opponendosi allo strapotere del calcio totale olandese:Helmut Schoen per quasi tre lustri è stato l'uomo che ha condotto il calcio tedesco a livello di nazionale.
Giocatore di buon livellonel periodo antecedente la seconda guerra mondiale,arriva a disputare 16 incontri con la casacca tedesca coronati da ben 17 reti,mentre a livello di club ha militato nelle squadre di Dresa,la sua città natale e nel Hertha Berlino formazione in cui ha iniziato l'esperienza di allenatore.
Dopo altri incarichi tra cui anche l'allenare la nazionale del Saar(territorio occupati dagli alleati a fine conflitto),entra nei quadri tecnici della Germania Ovest dapprima come selezionatore della formazione B e poi come secondo del Ct Herberger;prese il posto di quest'ultimo nel 1964 guidando i tedeschi fino al 1978 durante uno dei loro periodi più floridi.
Capace di gestire le fortissime personalità presenti nelle fila della nazionale teutonica,riusci a mettere in bacheca oltre alla coppa del 74' anche gli europei del 1972,ottenendo anche il secondo posto nella celeberrima e famosissima finale di Wembley contro gli inglesi nel 66' e la piazza d'onore ad Euro 76' dove però il secondo posto suoò come una sonora sconfitta per il calcio tedesco.
In molti dissero che già all'epoca fosse Beckenbauer a fare la formazione,ma lui non ha mai dato troppa retta alle malelingue tirando dritto per la sua strada e finendo per essere ricordato come il tecnico più vincente a livello di selezioni nazionale dell'epoca d'oro del fussball.

martedì 31 maggio 2016

Herbert Chapman

Ha apportato una delle più grandi e rivoluzionarie teorie nella storia del calcio,e per questo è universalmente conosciuto più cheper quello che ha vinto:Herbert Chapman è stato l'uomo che ha introdotto nel calcio il WM detto altresi Sistema,modulo di gioco che prevedeva il passaggio dalla marcatura a zona a quella ad uomo.
Calciatore di mediocri capacità ha allenato diverse squadre minori del panorama inglese prima di approdare ad Highbury alla guida dell'Arsenal con cui ha vinto 1 FA Cup e ben tre campionati nazionali;in precedenza significativa era stata anche l'esperienza al Huddersfield con cui conquistò alti allori.
Il nuovo modo di stare in campo gli fu suggerito dal cambiamento della regola sul fuorigioco del 1925,allorchè si passò dai tre uomini necessari tra il pallone e la linea di fondo a soli due,ed anche dal fatto che la sua squadra aveva appena subito una pesante sconfitta a cui occorreva rimediare in modo efficace fin da subito.
Chapman non fu comunque soltanto un'inventore di un nuovo sistema di gioco,ma anche fautore di una preparazione fisica adeguata al livello della competizione che si doveva affrontare ed inoltre fu tra i primi sostenitori dei match da giocare in notturna come veicolo per attrrre pubblico sui campi.
L'Arsenal ne ricorda al memoria con un busto in bronzo esposto all'ingresso dell'Emirates Stadium da quando il club ha lasciato lo storico impianto di Highbury.

domenica 29 maggio 2016

Hennes Weisweiler

Ha creato e diretto il più grande Borussia Moenchengladbach della storia,capace di rivaleggiare alla pari durante gli anni 70' con il Bayern Monaco di Beckenbauer e Muller;Hennes Weisweiler è stato oltre che un grande allenatore anche un'insegnante di sport ed ha scritto diversi libri di storia calcistica.
Inizia ad allenare nel 1953 dopo aver svolto una buona carriera da calciatore nelle fila del Colonia,squadra della sua città natale;e proprio nella città  renana riceve i primi incarichi prima nel Colonia stesso e poi nel Viktoria prima di approdare in quella che sarà in fondo la squadra della sua vita,il Borussia Moenchengladbach che aprirà un ciclo vincente che durerà quasi due lustri.
Coi neroverdi conquisterà tre titoli tedeschi,una coppa di Germania ed una Coppa Uefa portando alla ribalta del calcio mondiale giocatori come Netzer,Vogts,Heynckes che faranno le fortune anche della nazionale teutonica che tanto vincerà durante gli anni 70';giocherà sempre un calcio d'attacco tanto da stuzzicare le attenzioni del Barcellona che condurrà però per una sola stagione prima di rientrare in patria al Colonia dove conquisterà ancora una coppa nazionale.
Come tanti protagonisti dell'epoca tenta l'aventura oltre oceano nella Nasl coi Cosmos che porterà al titolo nel 1981,prima di un'ultimo colpo d'ala  in Svizzera con il Grasshoppers;proprio dopo la stagione in cui porta le cavallette al double in terra elvetica rimane vittima di una crisi cardiaca che gli sarà fatale.

venerdì 27 maggio 2016

Nereo Rocco

Se vi dico "il paron"capite subito di chi sto parlando:Nereo Rocco è stato tra i più grandi e vincenti allenatori italiani di tutti i tempi,e negli anni 60' assieme ad Helenio Herrera sulla sponda nerazzurra ha fatto grande la Milano calcistica facendola conoscere in tutto il globo.
Nato da famiglia di origini austriache, i suoi avi sono costretti a cambiare cognome allor quando il regime fascista impose di italianizzare i nomi stranieri;vive la propria infanzia nella mitteleuropea Trieste e qui inizia a tirare i primi calci ad un pallone di una carriera che lo porterà,dopo aver vestito per sette stagioni la maglia della Triestina, a giocare anche a Napoli e Padova prima che la guerra mette la parola fine a tutto.
Sempre nella città che gli ha dato i natali inizia ad allenare,per passare poi al Treviso e,dopo un ritorno a casa,al Padova con cui conquisterà uno storico secondo posto in campionato.Questa è la scintilla che fa decidere i dirigenti del Milan che sia lui l'uomo giusto per rilanciare i rossoneri,ed hanno pienamente ragione:il paron conquisterà subito lo scudetto portando poi il diavolo ad essere la prima squadra italiana ad alzare la Coppa dei Campioni attuando un modulo che diverrà sinonimo di calcio italiano nel mondo,ovvero il famoso catenaccio.
Chiusa la prima avventura al Milan per contrasti con la dirigenza,va ad allenare il Torino che porta al 3°posto in campionato,ma tra anni dopo è ancora in rossonero bissando le vittorie del ciclo precedente ma aggiungendovi anche una Coppa Intercontinentale e due Coppe delle Coppe,oltre a tre Coppe Italia in un regno che a differenza del precedente durerà sei anni facendo diventare il binomio Rocco-Milan un tuttuno che ancor oggi nel calcio internazionale è ricordato come vincente a tutti i livelli.
Uomo prima che allenatore dotato di polso fermo ma anche di grandissima umanità,dispensa ai suoi giocatori ed ai giornalisti perle di saggezza in dialetto che rimangono negli annali del nostro calcio;dopo aver chiuso la parabola rossonera fa un'altra toccata e fuga alla sua Triestina,alla Fiorentina ed un'ultima apparizione al comando del diavolo rossonero:è ad oggi l'allenatore più vincente e con più panchine della squadra milanese.

giovedì 26 maggio 2016

Aimè Jacquet

Durante gli anni 80' ha guidato il Bordeaux ad uno dei periodi più floridi della propria storia,e soltanto la Juve di Platini riusci a stopparne la corsa verso la finale di Coppa dei Campioni;Aimè Jacquet è stato l'uomo che ha portato alla riscossa il calcio francese sempre complessato nell'essere il parente povero nel panorama europeo,è riuscito laddove aveva fallito Hidalgo.
Dopo una discreta carriera da calciatore,non appena si ritira viene cooptato alla guida tecnica dell'Olympique Lione che è la squadra con cui ha chiuso la carriera agonistica;fatta la giusta gavetta inizia l'esperienza decennale alla guida dei Girondins che in quel periodo sono la formazione che va per la maggiore terminata l'era del Saint Etienne;con il Bordeaux vince tre campionati e due coppe nazionali prima di trasferirsi al Montpelier dove fa sua un'altra coppa.
I tempi sono però maturi per un salto della barricata che lo porta a collaborare con la federazione francese,prima in qualità di supervisore delle squadre nazionali e poi come vice di Houllier;una volta fallita la qualificazione a Usa 94' e dimessosi il selezionatore in carica gli si spalancano le porte della rappresentativa transalpina.
Se l'Europeo inglese non va come ci si aspettava dato che la Francia termina la sua corsa ai quarti di finale,due anni dopo in casa la musica cambia;aiutato anche da una buona dose di fortuna con i rigori che gli permettono di eleiminare l'Italia,Jacquet conduce i bleus prima alla vittoria contro la sorprendente Croazia in semifinale e poi al trionfo dello Stade de France in cui i galletti annichiliscono il Brasile di Ronaldo e Zagalo.
Vinta la coppa diventa un'eroe nazionale,e da uomo saggio preferisce chiudere in vetta lasciando la sua squadra in mano a Lemerre.

lunedì 23 maggio 2016

Valeri Lobanovsky

E'stato il teorico del "calcio del 2000",un'approccio quasi scientifico al mondo del pallone alla ricerca del massimo rendimento del singolo inserito in un gruppo:Valeri Lobanovsky è colui che forse più di ogni altro si è avvicinato alle teorie rivoluzionarie del calcio totale di Rinus Michels, e per un curioso scherzo del destino i due si affrontarono nella finale di Euro88' alla guida delle rispettive nazionali.
Attaccante di non eccelso livello in gioventù,inizio ad allenare il Dnepr alla fine degli anni 60' prima di approdare alla Dinamo Kiev in una delle sue tante vite con la squadra più famosa d'Ucraina;riusci ad interrompere l'egemonia delle squadre moscovite nel campionato sovietico e a portare al trionfo europeo la Dinamo vittoriosa in Coppa delle Coppe grazie principalmente ai goals di Blochin e Burjak .
Fanatico della preparazione atletica come tutti gli allenatori di satmpo sovietico in ogni sport,Lobanovsky nel corso della sua carriera si avvalse anche di nutrizionisti per  migliorare il rendimento dei suoi calciatori risultando in questo avanti anni luce rispetto ai colleghi occidentali.
Formatore di giocatori universali capaci di adattarsi ad ogni ruolo,arrivò all'apice della sua fama negli anni 80' dopo aver vinto la seconda Coppa delle Coppe con la Dinamo:nella finale 1986  la sua squadra travolse in finale l'Atletico Madrid con uncalcio quasi robotizzato,tanto che la stampa occidentale lo defini"il calcio del 2000".Di li ad un mese si sarebbe disputata la Coppa del Mondo messicana ed alla guida dell'Urss,che era ormai la Dinamo trapiantata in nazionale nella sua quasi totalità,Lobanovsky avvalorò questa definizione salvo subire una sconfitta che stupi tutti contro il Belgio agli ottavi.
Come detto si rifece in parte guidando l'Urss alla finale degli Europei 88' in cui fu però sconfitto dall'Olanda di Michels e Van Basten,autore in quell'occasione del suo famosissimo goal al volo;in un certo senso è quello il suo canto del cigno,anche se siederà in panchina pure a Italia 90' dove però ormai tutto il sistema comunista sta crollando e pure il calcio ne soffre.
Dopo un periodo passato a guadagnare petrodollari nel golfo persico,ritorna un'ultima volta alla Dinamo portandola alla semifinale di Champions League grazie anche alle reti della nuova stella Shevchenko,l'ultimo prodotto del laboratorio di Kiev.

venerdì 20 maggio 2016

Vicente Feola

Fu il tecnico che guidò al successo il primo Pelè,quello che ancora ragazzino stupi il mondo a Svezia 58':Vicente Feola di quel Brasile fu il selezionatore,l'uomo capace di ridare il sorriso ad un'intero popolo dopo la tragedia non solo sportiva della sconfitta casalinga contro l'uruguay nel 1950.
Di origini napoletan,Feola abbandonò la carriera da giocatore a soli 28 anni per prendere in mano le redini del Sao Paulo che allenò in due diversi periodi,inframezzandosi queste esperienze con il lavoro al Botafogo di Rio:nella seconda esperienza paulista conquistò per due anni di fila il campionato statale.
Entrato a far parte dello staff della federazione brasiliana,guidò la Selecao nella vincente trasfera in Europa portando a casa nel viaggio di ritorno l'agognata Coppa RImet sfuggita ai carioca 8 anni prima a causa del goal di Ghiggia al Maracanà;la sua parabola di selezionatore si concluderà nel 1961 allor quando accettò la panchina del Boca Juniors,cosa clamorosa per un brasiliano.
In Argentina vinse un campionato nell'anno del debutto,ed in occasione della Coppa Rimet del 66' tornò in carica nel Brasile,ma oramai la squadra bicampione era al tramoto cosi come la stella di Feola che non riusci a rinverdire i fasti di otto anni prima.

giovedì 19 maggio 2016

Helenio Herrera

Ci sono maghi che fanno sparire cose e persone, poi c'era il mago che faceva vincere le sue squadre,in particolare che faceva vincere l'inter degli anni 60':Helenio Herrera ha rivoluzionato in qualche maniera la figura dell'allenatore in Italia,portando una capacità nelle pubbliche relazioni  con l'ambiente fino ad allora sconosciuta.
Argentino di nascita ha però trascorso la maggior parte della sua carriera da giocatore in squadre francesi di medio basso livello,iniziando proprio nella terra dell'esagono la carriera di allenatore che lo porterà a guidare per un breve periodo anche la selezione nazionale transalpina appena finita la seconda guerra mondiale;conclusa quell'esperienza si trasferisce poi in Spagna dove alla guida dell'Atletico Madrid centra due vittorie nella Liga spagnola.
Nel suo periodo iberico guida numerose formazioni tra cui anche il Barcellona,non prima di una breve puntata portoghese nel Belenenses;al timone dei catalani è chiamato nell'improbo compito di tenere testa al eal Madrid stellare di quegli anni,ma porta in bacheca comunque 4 trofei tra cui una Coppa delle Fiere.
La vera svolta avviene però nel 60' quando Angelo Moratti lo chiama a guidare la sua Inter:ne nasce un binomio unico ed indissolubile che segnerà indelebilmente la storia stessa del calcio italiano;facendo leva su di un carisma fuori dal comune ed essendo rigido nell'applicazione della tattica come nel gestire i suoi uomini fuori dal campo,Herrera porterà i nerazzurri a vincere 2 Coppe dei Campioni,2 Coppe Intercontinentali e 3 scudetti facendo entrare quella formazione di diritto nella storia del football.
Accusato da taluni di usare una tattica troppo attendistica,il famoso catenaccio,nel corso della sua lunga esperienza in panchina sarà anche selezionatore seppur per pochi mesi dell'Italia dopo esserlo stato anche della Spagna.
Chiusa la carriera sarà ospite fisso in alcune trasmissioni televisive ritirandosi poi a vita privata in quel di Venezia.

martedì 17 maggio 2016

Alf Ramsey

Da giocatore ha militato come terzino di buon livello nel Portsmouth,nel Southampton e nel Tottenham con cui ha vinto un titolo inglese nel 51;per 32 volte ha militato nella nazionale di sua maestà prendendo parte all'infausta spedizione di Brasile 50' in cui l'Inghilterra all'esordio mondiale fu umiliata dai dilettanti americani.
Chiusa la carriera da giocatore ha intrapreso quella da tecnico debuttando con l'Ipswich Town,formazione che porterà a vincere il campionato nel 1962;forte di questa conquista ed in previsione della Coppa Rimet da ospitare in casa nel 1966,la Football Association gli affida la guida tecnica dei leoni.

Sir Alfred Ramsey sarà allenatore della nazionale inglese per ben 10 anni fino al 1972,conducendola all'unico titolo internazionale della sua storia,ovvero la sopra citata Coppa Rimet;forse mai come in quell'occasione i giocatori albionici furono uniti per un traguardo comune,e dopo l'epica finale contro la Germania Ovest il sogno divenne realtà portando Ramsey ad essere insignito del titolo di baronetto.
Celebre rimarrà la sua frase,tra realtà e leggenda,rivolta ad un suo giocatore che voleva scambiare la maglia con un giocatore argentino al termine del durissimo quarto di finale"non devi dare la tua maglia a quegli animali";il giorno dopo i giornali titolarono a tutta pagina sugli argentini"Animals"!!!!!
Chiusa la parentesi con la selezione nazionale,Sir Ramsey allenerà il Birmingham city prima di ritirarsi a vita privata.

domenica 15 maggio 2016

Vittorio Pozzo

Stando alle fredde statistiche è stato il più grande selezionatore che la nazionale italiana di calcio abbia mai avuto:ma non sono solo i numeri a raccontare ciò che ha fatto e rappresentato Vittorio Pozzo per il football nazionale.
Giocatore di non eccelse qualità in gioventù,dopo aver militato in compagini del capoluogo piemontese(tra cui in quello che poi diverrà il vero e proprio Torino)e nelle riserve del Grasshoppers in Svizzera dove si era trasferito per i suoi studi,intraprende la carriera di allenatore e giornalista al tempo stesso guidando dapprima la selezione nazionale durante le Olimpiadi di Stoccolma 1912 e di Parigi 1924 e poi ininterrottamente dal 1929 fino al 1948.
Fautore del metodo anche quando andava via via affermandosi il sistema come tipologia di gioco,segna indelebilmente la storia del calcio azzurro guidando l'Italia alla vittoria nelle Coppe del Mondo del 34' in casa e del 38' in Francia,oltre ad allestire la formazione che trionferà a Berlino 36' regalando al nostro calcio l'unico alloro olimpico della propria storia.
Riuscito a scampare alla guerra e ad evitare pericolose collusioni col regime fascista,gli fu fatale una pesante sconfitta con l'Inghilterra per 4-0 subita in un momento in cui il calcio stava cambiando;a livello di clubs le uniche esperienze furono con il Torino ed il Milan,prima di dedicarsi aima e corpo alla causa azzurra.

venerdì 13 maggio 2016

Cesar Luis Menotti

E'soprannominato"el flaco"per via della sua magrezza,fuma sigarette come una ciminiera ma è stato il solo con Bilardo a portare l'Argentina sul tetto del mondo:Cesar Luis Menotti è tutto questo,e nonostante sia oramai vicino alle ottanta primavera continua a lavorare nel ambiente calcistico come direttore generale dell'Independiente.
Giocatore di non eccelso livello veste in carriera la maglia di molte squadre tra cui quella del Santos di Pelè prima di tentare l'avventura americana come si faceva  a cavallo degli anni 70'smessi gli scarpini approda in panchina dove quasi al debutto vince il campionato alla guida del Huracan.Tanto gli basta per venire cooptato nella selezione nazionale che soffre i trionfi dei vicini brasiliani e di li a poco dovrà ospitare la Coppa del Mondo casalinga.

Il clima ad Argentina 78' non è dei migliori visto che al governo c'è la giunta militare e Menotti non fa nulla per nascondere il fatto che lui ha idee politiche totalmente opposte a quelle di chi è al potere;sul campo la sua squadra è trascinata dai goals di Kempes in finale dove ai supplementari batte l'Olanda regalando al proprio popolo una gioia infinita in anni di vero dolore
.Menotti viene elevato ad eroe nazionale e quindi gode di una sorta di aureola che lo ripara da critiche e possibili rappresaglie di vario tipo;dopo aver vinto il mondiale Under 20 con Maradona in campo,a Spagna 82' la sua Argentina si deve inchinare a Brasile ed Italia nel girone dei quarti dando il mesto addio al titolo vinto quattro anni prima.
Per Menotti è tempo di lasciare l'Albiceleste per approdare al Barcellona dove non riesce però ad imporsi nonostante la presenza dello stesso Maradona e di Schuster;laserà i blaugrana con una Copa del Rey in bacheca,e da allora innumerevoli saranno le sue panchine in una sorta di giro del globo senza fine:allenerà le grandi d'Argentina,ancora in Spagna,in Messico e per qualche partita anche in Italia ma la sua impresa l'ha compiuta al Monumental nel 78'.

mercoledì 11 maggio 2016

Brian Clough

Verso la fine degli anni cinquanta in seconda divisione inglese spopola un'attaccante dal tiro fulmineo che sovente incenerisce i portieri avversari,il suo nome è Brian Clough:giocherà e segnerà caterve di reti con il Middlesborough sempre nella serie cadetta inglese,tanto da venire addirittura convocato in nazionale per giocare al fianco di Jimmy Greaves e Bobby Charlton.
L'esperienza nei leoni di sua maestà non è delle migliori tanto che esce dal giro,ma nella Big League continua a mitragliare di goals qualunque squadra incontri;dopo qualche anno passa al Sunderland ma il passaggio nella serie maggiore gli è ancora vietato,e complice un grave infortunio al ginocchio deve smettere anzitempo gli scarpini da gioco per reinventarsi allenatore.
All'inizio soffre del passaggio dal campo alla panchina tanto che per un periodo si lascia andare all'alcool,ma rimessosi in sella grazie all'amico e fidato secondo Peter Taylor guida l'Hartlepool in quarta divisione prima di approdare al Derby County con cui tra la sorpresa generale vince il campionato di prima divisione 1972:in Inghilterra diviene personaggio di primo piano,sempre arguto nelle osservazioni e polemico nelle proprie affermazioni è manna per i giornalisti.
Dopo aver guidato i Rams ha brevi esperienze con Brighton e Leeds United,ma non lega mai con l'ambiente tanto che la sua immagine ne esce incupita agli occhi del pubblico;nel 1975 avviene la svolta che segnerà la sua carriera,ovvero l'approdo al Nottingham Forest:la squadra naviga nella mediocrità della seconda divisione da oramai qualche stagione e l'arrivo di Clough è come un'elisir che riesce a rivitalizzare tutti quanti.
Ottenuto l'accesso alla massima serie,l'anno successivo tra lo stupore generale il Forest vince il titolo inglese proiettandosi di conseguenza in orbita europea:quello che accade poi ha dell'incredibile visto che il team di Robin Hood come viene definito fa sua la Coppa dei Campioni a spese dell'altra sorpresa stagionale,ovvero gli svedesi del Malmoe.
Passano dodici mesi e questa volta la vittima di Clough è l'Amburgo di Kevin Keegan nella finale di Madrid:l'Europa assiste incredula a questa favola che si esaurirà nell'arco di tre stagioni,non prima però di aver portato in bacheca anche la Supercoppa europea:da li in poi il Nottingham Forest e Brian Clough spariscono dai radar continentali,pur continuando ad essere nei piani alti del calcio inglese ed imponendosi all'attenzione generale soprattutto nelle coppe nazionali.Da metà anni 80'gioca alle dipendenze del padre Brian il figlio Nigel Clough che vestirà in seguito anche la maglia del Liverpool.

lunedì 9 maggio 2016

Bob Paisley

Per certi versi lui è stato il Liverpool,dopo Bill Shankly e prima di Kenny Dalglish:ha preso in mano i Reds raccogliendo la pesante eredità lasciatagli dallo scozzese ed ha di fatto portato la formazione di Anfield a dominare in Europa,con uncalcio d'attacco basato su uno stile tipicamente britannico.
Con lui il Liverpool ha vinto sei campionati inglesi,tre Coppe dei Campioni,una Coppa Uefa ed una Supercoppa europea dando vita ad una vera e proprio dinastia capace di imporre la propria presenza per un decennio,finchè i tragici fatti del Heysel non hanno messo fine a questa superiorità.
Giocatori come Case e Thompson sono state sue scoperte,cosi come l'idea di trasformare Ray Kennedy in un regista,ma il colpo più importante fu quello di strappare Dalglish al Celtic una volta capito che Keegan se ne sarebbe andato all'Amburgo.
In un'epoca in cui il calcio inglese dominava l'europa,il suo Liverpool dominava il calcio di sua maestà,ed ha continuato a farlo anche quando lui ha abbandonato la panchina per assumere un ruolo importante all'interno della dirigenza dei Reds;una delle caratteristiche più importanti di Paisley era il carattere,forte e deciso e sapeva trasmetterlo anche alla sua squadra che quando scendeva in campo lo faceva con il piglio deciso di chi è pronto a fare un solo boccone dell'avversario.
Oltre ad esserne stato il manager,Paisley fu anche giocatore del club di Anfield:finita la seconda guerra mondiale vesti la maglia rossa per oltre 250 partite segnando 10 reti;si può a ragione dire che la sua vita è stata con e per il Liverpool,la cosa che forse ha contato di più nella sua vita avendoci passato quasi mezzo secolo.

venerdì 6 maggio 2016

Miguel Munoz

Uno dei pochi che può ascrivere a se il fatto di aver fatto parte del Real Madrid sia come giocatore che come allenatore, e soprattutto di averci vinto con la casa blanca:Miguel Munoz è stato uno dei grandi di Spagna a cui è mancata forse l'affermazione a livello di nazionale spagnola che ha guidato per sei stagioni ed attraverso due europei ed una Coppa del Mondo,ma in quell'epoca la contrapposizione tra Madrid e Barcellona era se possibile ancora più aspra ed accesa che ai giorni nostri.
Difensore eclettico, ha giocato in diverse formazioni minori della Liga prima di approdare alle merengues nel 48' e rimanervi per 10 stagioni potendo annoverare nel proprio palmares 3 Coppe dei Campioni e quattro titoli nazionali;smesse le scarpe da gioco ha fatto la gavetta per due anni in squadre satelliti prima di far ritorno alla casa madre nel 1960.
Alla guida dei bianchi di Spagna ha ripercorso lo stesso cammino vittorioso che lo aveva contraddistinto da giocatore portando in bacheca nel corso di quasi tre lustri altre due coppe dalle grandi orecchie e la bellezza di nove campionati spagnoli a cui vanno aggiunte anche tre Cope del Rey;un bottino invidiato ed invidiabile per un'uomo che faceva della praticità un'elemento base,ma senza tralasciare anche un certo canone estetico che dalle parti del Bernabeu è sempre stato tassativo oltre tutto potendo contare su campioni che da sempre il Real annovera tra le proprie fila.
Prima di approdare alle furie rosse con cui ha disputato la finale di Euro 84' ha avuto altre esperienze su panchine iberiche che però nulla hanno a che vedere con uno dei periodi più fulgidi ed aurei dell'intera storia madridista.

martedì 3 maggio 2016

Udo Lattek

Il primo allenatore a vincere tutte e tre le competizioni europee per clubs è stato lui,Udo Lattek tecnico che ha guidato il Bayern di Beckenbauer al primo successo in Coppa dei Campioni nel 1974;dopo di allora ha vinto anche la Coppa Uefa col Borussia Moenchengladbach nel 79' e la Coppa delle Coppe col Barcellona nel 82' oltre ad una seconda coppa dalle grandi orecchie sempre alla fguida dei bavares.
Grande studioso del calcio in tutti i suoi aspetti e le sue implicazioni,aveva giocato da attaccante prima e da centrocampista poi senza militare mai in formazioni di prestigio a parte il Bayer Leverkusen;ritiratosi era entrato nello staff dell Germania Ovest guidato da Helnut Schon come responsabile delle formazioni giovanili prima di venire ingaggiato dal Bayern per farlo grande.
Oltre agli allori internazionali nel suo ricchissimo palmares figurano anche sette Bundesliga e varie coppe nazionali che fanno di lui uno dei più grandi allenatori di tutti i tempi;fra i giocatori da lui allenati ricordiamo Rummenigge,Beckenbauer,Muller,Heynckes,Maradona e tanti altri.Dopo l'esperienza in terra catalana tornò ancora a Monaco per rivincere il Meisterschale con in campo Lothar Matthaus fallendo però questa volta l'obiettivo Europa.
Stanco del campo e dello stress che procura accettò di andare al Colonia come direttore sportivo prima di ritirarsi definitivamente e dedicarsi alla professione di giornalista,sempre arguto e pungente quando si trattava di mettere a nudo le mancanze dei suoi ex colleghi ma anche pronto a nuovere critiche costruttive da intenditore del calcio qual'era.

lunedì 2 maggio 2016

Hugo Meisl

Hugo Meisl viene ricordato nella storia del calcio per essere stato il commissario tecnico della favolosa nazionale austriaca degli anni 30'quella che è passata algli annali come "Wunderteam";dell'Austria Meisl fu anche giocatore e capitano prima di intraprendere la carriera di arbitro(a quei tempi si poteva)e di diventare poi selezionatore,incaricvo che mantenne dal 1914 al 1937 anno della sua scomparsa.
Grande conoscitore del calcio,viaggio molto in tutta Europa per aggiornarsi e carpire quanto più possibile del lavoro degli altri paesi per poi elaborarlo nella sua nazionale;nel 1927 fu anche tra i promotori della nascita della Coppa dell'Europa centrale,una sorta di Coppa dei Campioni ante guerra che i clubs austriaci dominarono per un lungo periodo.
Anche se nella Coppa del Mondo italiana del 1934 la sua nazionale si arrese in semifinale proprio agli azzurri per 1-0,molti la considerarono come la formazione più forte ed in grado di esprimere il calcio migliore;stessa sorte tocco due anni più tardi nell'Olimpiade di Berlino quando,questa volta in finale,furono ancora gli azzurri ad infrangere i sogni di grandezza di Meisl e della sua nazionale.Nel 1938 Meisl non c'era più e con lui se ne era andatao anche il Wunderteam fagocitato dalla follia nazista e quindi impossibilitato a prendere parte alla Coppa del Mondo del 38';come altre grandi squadre della storia anche quell'Austria non vinse tornei importanti,ma guidata da Meisl segnò una pagina fondamentale nella storia del football.

giovedì 28 aprile 2016

Michel Hidalgo

Michel Hidalgo viene ricordato soprattutto per la guida della Francia champagne dei primi anni ottanta,quella di Michel Platini campione d'Europa nel 84';ma la nazionale francese lui l' ha condotta in ben a3 edizioni della Coppa del Mondo che per motivi diversi si sono chiusi in maniera amara per i galletti.
Da giocatore è stato una buona ala destra che ha vestito anche la maglia dello Stade Reims giocando una finale di Coppa dei Campioni;smessi i pantaloncini corti si è seduto in pancheina guidando Monaco e Mentone prima di approdare in federazione come responsabile del settore giovanile prima e secondo di Kovacs poi.
Divenuto selezionatore della rappresentativa maggiore la conduce ai migliori risultati della sua storia fino a quel tempo,con un quarto posto a Spagna 82' perdendo un'incredibile semifinale contro la Germania Ovest,la medaglia d'oro ai Giochi Olimpici di Los Angeles 84' ed appunto la vittoria trionfale nell'europeo casalingo dominato a suon di goals e sfoggiando il centrocampo delle meraviglie formato da Platini,Giresse,Fernandez e Tigana.
Dopo un'altra amara delusione a Messico 86' sempre per mano della Germania,lascia l'incarico in seno alla federazione per accettare l'offerta di Bernard Tapie di diventare Direttore Tecnico dell'Olympique Marsiglia e di sovraintendere alla costruzione del nuovo stadio che però non vedrà mai la luce.